Il senso del pudore in Australia

Sfogliando vecchi album di foto, trovo un sacco di foto di me bambina, al mare, con solo la mutandina del costume. Tutto intorno a me, altri bimbi più o meno della stessa età, sia maschi che femmine, tutti con solo il pezzo sotto, o spesso come mamma li ha fatti. Si giocava così, spensierati, e a fine giornata, quando giungeva l’ora di andare a casa, ci si cambiava tutti in spiaggia: via il costume bagnato, e su quello asciutto.

Per tutti gli anni delle elementari ogni venerdì sono andata in piscina: ci si cambiava tutte negli spogliatoi (solo femminili), si correva più o meno nude tra gli armadietti, si faceva la doccia tutte insieme nell’unico locale doccia. Durante le scuole medie e per tutte le superiori ho giocato a pallavolo: oltre al cambiarsi in spogliatoio, erano gli anni in cui abbiamo cominciato a docciarci dopo gli allenamenti, tutte insieme, anche quando in squadra con noi quindicenni o sedicenni c’erano donne di 25 anni o più.

Insomma, da quando ero piccola fino all’età adulta, mi sono sempre confrontata con il mio stesso sesso in maniera naturale e spontanea, senza imbarazzo né eccessivo pudore.

Uno spiccato senso del pudore

In Australia niente di tutto questo sarebbe accettabile. In spiaggia non solo non troverete bambini (australiani) nudi o bambine con petto scoperto, ma i piccoli saranno quasi sempre coperti da testa ai piedi, a causa della forza dei raggi UV in Australia e della necessità di proteggere la pelle dei bimbi dalle scottature. E allora andiamo avanti. Prendiamo il caso dei bambini in piscina: che sia estate o che sia inverno, che sia la piscina all’aperto o quella coperta, la maggior parte dei bambini australiani arrivano con indosso già il costume, fanno la loro lezione di nuoto o sguazzano in piscina per rinfrescarsi, e alla fine se ne tornano a casa avvolti in un asciugamano.

Non si fanno la doccia e non si cambiano in piscina, ma lo fanno a casa. In pieno inverno, sia ad Adelaide che a Sydney, ho visto bambini arrivare in piscina con indosso solo il costumino e andarsene via, fradici, in ciabatte e avvolti solo dal telo. Quindi fin da piccoli gli australiani non sono abituati a mostrarsi nudi in pubblico, e sono molto modesti dal quel punto di vista. E quando crescono?

Il senso del pudore negli adulti

I bambini e ragazzi australiani fanno tantissimo sport: è un popolo davvero molto attivo e non mancano le attività durante e dopo la scuola. Spesso fanno più sport contemporaneamente, e si trovano quindi parte di diverse squadre. Il senso di “mateship”, di fratellanza e solidarietà, è uno dei valori cardine della società australiana, e devo dire che gli aussies sono degli ottimi compagni di squadra.

Ho fatto qualche sport di squadra da quando sono a Sydney e posso dirlo per esperienza personale. Ma per esperienza personale posso anche dire che nonostante lo spirito di squadra sia forte, questo non è cementato dal senso di intimità.

Infatti gli australiani non si cambiano negli spogliatoi: generalmente, arrivano con la divisa già indossata, e alla fine dell’allenamento escono così, o si limitano e mettere sopra altri vestiti. Quando proprio si devono cambiare, tendono a farlo nei bagni, nonostante ci siano spogliatoi attrezzati apposta. E ovviamente in tutto questo non è assolutamente previsto fare la doccia, né insieme, né separatamente.

Crescendo così puritani e modesti, che tipo di adulti diventano questi australiani? Diventano adulti vergognosi e riservati, imbarazzati dalla nudità propria ed altrui. Almeno per quanto riguarda la mia esperienza personale. Un esempio? Anni fa siamo andati in Giappone per il matrimonio di due carissimi amici di mio marito insieme a tutto un gruppo di amici.

Sono amici dalle scuole medie, per anni sono andati al mare insieme, hanno fatto le vacanze insieme, e sono stati testimoni di nottate imbarazzanti. Insomma, sono amici amici da più di 15 anni, hanno visto il meglio e il peggio l’un l’altro. Ma non si sono mai visti nudi, e in questo il viaggio in Giappone li ha messi alla prova. Perché dopo il matrimonio, siamo stati tutti 3 giorni in un resort in montagna a un paio d’ore da Aomori: era inizio aprile, ma nevicava e faceva un freddo assurdo.

Il resort aveva aperto solo per noi e tra i vari servizi offerti c’era l’onsen, tradizionale bagno termale giapponese all’aperto. E tradizionalmente nell’onsen si entra nudi (maschi e femmine solitamente sono separati, ma non sempre). A detta di Wikipedia infatti, “i giapponesi considerano importante la comunione in nudità, poiché capace di abbattere le barriere e far conoscere nuove persone nell’atmosfera rilassata e familiare dell’onsen”. Peccato che gli australiani della “comunione in nudità” non ne volevano sentir parlare. Io chiaramente ero nella parte delle donne, con altre 5 o 6 ragazze che sono cresciute insieme e si conoscono da una vita. Se vi dicessi delle scenate che queste 25enni hanno fatto all’idea di farsi vedere nude dalle amiche, non ci credereste. C’era chi ha deciso di non spogliarsi (e quindi di non entrare), chi si è coperto tutto il tempo con un mini asciugamano (con cui di solito ci si lava la faccia), chi si lamentava ogni volta che si sentiva guardata, e chi dopo 5 minuti è uscita perché troppo in imbarazzo.

Nei 3 giorni che abbiamo passato insieme siamo andate nell’onsen ogni giorno, a volte anche un paio di volte al giorno, e queste scene si sono ripetute ogni volta. Io ero semplicemente esterrefatta. E non perché mi piaccia mostrarmi nuda, né perché sia contenta o fiera del mio corpo: ma semplicemente perché nella mia vita ho imparato a confrontarmi con altre ragazze, ho imparato a essere a mio agio con la nudità mia e delle altre, e non mi sento particolarmente in imbarazzo all’idea che altre mi guardino. Certo, questo non vuol dire che io vada in giro nuda, o che scelga spiagge nudiste: semplicemente, se la situazione richiede che io mi cambi o mi spogli alla presenza di altre ragazze, lo faccio senza farmi troppe storie o andare in panico per questo.

Ma l’Australia è davvero il paese della libertà?

Insomma, l’Australia è un paese con un forte senso del pudore, dove l’amicizia e la fratellanza non passano per l’intimità fisica, e dove lo stare bene in compagnia non vuol dire sentirsi a proprio agio con la fisicità altrui. I bambini imparano fin da piccoli a proteggere il proprio corpo e la propria intimità; nelle spiagge australiane le locali non prendono il sole in topless, le spiagge nudiste sono ben segnalate e isolate, e le poche che vedrete abbronzarsi con le tette al vento state sicuri che saranno straniere! E da straniere bisogna tenere conto di questo aspetto molto delicato, ma anche molto importante della cultura altrui.

Ma da dove viene questo forte senso del pudore e imbarazzo per la nudità propria e degli altri? O, se vogliamo vedere la questione al contrario, perché in Italia è così normale e siamo così a nostro agio nell’esporci agli altri? Ovviamente non conosco la ragione, ammesso che ne esista una. Ma se devo fare un ragionamento, penso che in Italia si dia molta più importanza al corpo e all’aspetto fisico. Pensate al ruolo della moda, ai nostri canoni di bellezza, e a tutto quello che ne consegue: modelle dai fisici impossibili, soubrette sempre meno vestite, sessualità e politica intrinsecamente legate, e scandali sessuali che neanche fanno più notizia.

A mio parere in Italia è normale farsi vedere, e mettersi in mostra. Accendete un qualsiasi programma italiano e potete stare sicuri che accanto al presentatore attempato ci sarà una giovane donna in abiti succinti. Fate lo stesso in Australia, e potete stare sicuri che ci sarà solo il presentatore stempiato. In Australia il corpo è privato, l’intimità è da proteggere e la sessualità è riservata. Ma sapete qual è l’aspetto più ironico di tutto questo? Che in Australia l’educazione sessuale nelle scuole avviene molto prima e in maniera molto più diffusa che in Italia, dove, almeno nel mio caso, si riduce a un paio di imbarazzanti incontri alle medie e un paio alle superiori. Qui in Down Under l’educazione sessuale inizia fin dalle elementari e continua fino alle superiori; fa parte della più generale “health education”, e spesso viene fatta per interi semestri.

Quindi il pudore australiano non è di sicuro il risultato di mancato interesse o mancata educazione al riguardo. Di nuovo, il motivo di questo approccio non lo conosco, ma lo trovo sicuramente un aspetto peculiare della vita in Australia, peculiare e in aperto contrasto con molti altri aspetti della vita australiana.

E allora mi viene da chiedermi se l’Australia, un paese così moderno e avanzato, non sia arcaico sotto questo punto di vista. Mi viene da chiedermi se l’Australia, “the land of the free”, sia davvero così libera e aperta come crede.

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