Antiche monete africane potrebbero riscrivere la storia d’Australia

È possibile che un pugno di antiche monete di rame, provenienti da quello che un tempo era un opulente angolo dell’Africa ma che oggi è solo un luogo desolato, sia in grado di cambiare quello che sappiamo sulla storia d’Australia? Attualmente un team di ricercatori è impegnato a scoprirlo.

Con la sua ricchezza scintillate, il porto affollato e gli edifici in pietra di corallo, la città di Kilwa cominciò a diventare il principale avamposto commerciale della costa dell’Africa orientale a partire dal 1300 circa, controllando buona parte dei traffici commerciali tra l’oceano Indiano e l’entroterra del continente. Collocata al giorno d’oggi nella Tanzania del sud, negli anni del suo fulgore Kilwa ha ospitato commercianti provenienti dai luoghi più remoti, finanche dalla Cina, determinati a scambiare i loro prodotti (profumi, porcellane e spezie dall’estremo oriente, tessuti dall’India e ceramiche arabe) con l’oro, l’avorio e il ferro dell’entroterra africano.

Lo splendore del sultanato di Kilwa però, tramontò sul fare del XVI secolo quando i portoghesi saccheggiarono la città nel loro forsennato tentativo di dominare le vie commerciali tra l’Africa dell’est e l’India. Da quel momento in poi Kilwa non riuscì mai più a restaurare la propria grandezza. Man mano che la sua rete commerciale si eclissava, anche la città perdeva importanza. Nel XIX secolo finì per essere abbandonata completamente fino all’intervento dell’UNESCO che ha tentato di salvaguardare le rovine provando a offrire alla città un ultimo scampolo della sua gloria passata. Tuttavia l’interesse per la pressoché dimenticata città dell’Africa orientale è riaffiorato più tardi in seguito a una notevole scoperta avvenuta a migliaia di chilometri di distanza in un remoto arcipelago, a lungo disabitato. Vicino al Northern Territory dell’Australia.

Una scoperta sconcetrante

Nell’ormai lontano 1944 un soldato australiano di nome Maurie Isenberg fu assegnato a una delle disabitate ma strategicamente rilevanti isole Wessel per gestire una stazione radio. Un giorno mentre pescava tranquillamente durante il suo tempo libero, scoprì nove monete sepolte nella sabbia. Isenberg le tenne in un barattolo fino al 1979 quando, chiedendosi se potessero valere qualcosa, le mandò a identificare. A quel punto si svelò che quattro monete appartenevano alla Dutch East India Comapny e una risaliva addirittura al XVII secolo.

Le restanti furono identificate come monete originarie di Kilwa, databili addirittura al XII secolo, proprio il periodo in cui il sultanato cominciò a battere moneta propria. Ian McIntosh, antropologo dell’Indiana University, sostiene che si tratta di una scoperta molto affascinante dal momento che prima di allora le monete di Kilwa erano state rinvenute al di fuori della città solo in due occasioni. Una moneta isolata era stata ritrovata tra le rovine del grande Zimbawe e un’altra nella penisola arabica, nell’attuale Oman. Poi da nessun’altra parte. Poi all’improvviso quella manciata di monete nell’Australia del nord, questa è la cosa veramente sconvolgente.

Riscrivere la storia

Se diamo retta ai libri di storia, gli esploratori Aborigeni arrivarono in Australia dall’Asia all’incirca sessantamila anni fa. Il primo europeo noto per aver messo piede sul continente australiano è l’esploratore olandese Willem Janszoon, nel 1606, più di centosessanta anni prima che il capitano James Cook arrivasse sulla costa sud est per dichiarare quel territorio proprietà dell’impero britannico.

Come hanno fatto allora le cinque monete ad arrivare dalla lontanissima Kilwa fino alle sperdute Wessel Islands? C’è di mezzo un naufragio? È possibile che i portoghesi che avevano invaso Kilwa nel 1505, avessero raggiunto le rive australiane dall’Africa orientale avendo in loro possesso le monete? O furono i marinai di Kilwa, rinomati in quanto esperti navigatori per tutte le vie del mare dall’Africa alla Cina, a portarcele mentre scoratavno i carichi dei commercianti asiatici? Queste sono le domande a cui McIntosh spera di trovare una risposta essendosi offerto per sbrogliare il mistero di come le monete, oggi conservate al Sydney’s Powerhouse Museum, siano giunte fino in Australia. “Le ipotesi che abbiamo ora sono cinque e tutte distinte tra loro.

Stiamo cercando di capire come queste monete, ognuna delle quali molto diversa dalle altre, sia giunta qui”, dice McIntosh. Il 15 luglio sarà a capo di un team di archeologi, storici e scienziati che esploreranno l’area in cui Isenberg ha trovato le monete. “Si tratta di un sopralluogo iniziale” sostiene, “se troveremo qualcosa di interessante torneremo per esplorare aree più specifiche. Siamo molto interessati a dipingere un quadro della storia d’Australia molto più accurato di quello che si può trovare sui libri di testo”. La squadra si imbarcherà per la sua impresa alla ricerca di risposte equipaggiata di una mappa vecchia di settant’anni sulla quale Isenberg ha indicato il luogo del ritrovamento con una X.

McIntosh racconta che dopo aver ricevuto la mappa poco prima della morte di Isenberg avvenuta nel 1991, aveva cercato di organizzare una spedizione alle Wessel Islands nel 1990 ma non aveva trovato i fondi necessari. “Nel 1992 c’era un interesse molto limitato per questo tipo di avventure” dice, ” ma noi abbiamo continuato a interessarci ai legami con Kilwa poiché si trattava di una città molto famosa ai suoi tempi, vale a dire tra il 1100 e il 1300 circa quando era il porto più eminente dell’intera costa africana, più di Mombasa, Zanzibar e Mogadishu. “Se portassi queste monete in un negozio a Kilwa forse avrei in cambio qualche dollaro “spiega McIntosh, “ma il valore che hanno qui in Australia del nord è senza prezzo per via del loro valore storico”.

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