L’Australia bandisce i rifiuti dalla Grande Barriera Corallina

L’Australia ha deciso di bandire lo scarico dei rifiuti di drenaggio sulla maggior parte della Grande Barriera Corallina ma gli ambientalisti vogliono di più e chiedono al governo di procedere con uno stop totale. Gli attivisti infatti sostengono che uno scarico di rifiuti anche minimo nelle acque della Barriera ne accelera la distruzione poiché soffoca i coralli e le alghe e li espone a veleni oltre che a livelli di elementi nutritivi troppo alti.

L’impegno del governo australiano

Il piano, annunciato dal ministro per l’ambiente Greg Hunt durante il World Parks Congress che si tiene ogni dieci anni a Sydney, prevede lo stanziamento da parte del governo di settecentomila dollari destinati a creare un fondo per ripulire la Barriera dai rifiuti.

Ulteriori sei milioni di dollari sono stati sbloccati dal ministro degli esteri Julie Bishop con il fine di appoggiare un uso sostenibile delle acque del cosiddetto Coral Triangle da parte dei paesi del sud est asiatico, vale a dire Indonesia, Malaysia, Papua Nuova Guinea, Filippine, Isole Solomon e Timor Est. Hunt ha anche detto che il governo trasformerà in legge il divieto di scaricare nel Great Barrier Reef Marine Park i rifiuti di dragaggio, vale a dire tutti quei materiali di scarto che si lasciano dietro le espansioni dei porti, gli scavi a largo delle darsene, dei fiumi e di altri corsi d’acqua.

Il ministro ha riferito ai reporter che: “Useremo il Great Barrier Reef Marine Park Authority Act per trasformare questo divieto formale in una vera e propria legge”; ai delegati del congresso ha invece aggiunto che rinforzare il divieto dello scarico di rifiuti attraverso delle leggi garantirà “di non dover affrontare la questione di nuovo in seguito e questa è una promessa che vi facciamo”.

Questioni di confini

Il parco marino della grande barriera corallina coincide quasi totalmente con un’area designata patrimonio dell’umanità dall’UNESCO ma purtroppo non include molte isole e porti, così come laghi e altre corsi d’acqua nei dintorni della fascia protetta. Il WWF ha accolto con entusiasmo i progetti di Hunt descrivendoli come “un passo importante verso un altolà totale a questa dannosa pratica”. Le organizzazioni ambientaliste però fanno pressioni sul ministro affinché vada oltre e proibisca lo scarico dei rifiuti di drenaggio in tutta l’area patrimonio UNESCO e non solo all’interno del parco marino. “Più dell’ottanta per cento dei rifiuti a partire dal 2010 sono stati ritrovati fuori dal parco marino ma all’interno della zona patrimonio dell’umanità, da dove però possono essere facilmente trasportati su coralli e alghe” dice Dermot O’Gorman, direttoreeecutico di WWF Australia.

E continua: “Man mano che ci avviciniamo al meeting per il World Heritage Committee si fa più urgente l’esigenza che il governo costruisca sulle proprie dichiarazioni un bando definitivo dello scarico dei rifiuti nell’intera area della Grande Barriera Corallina considerata Patrimonio dell’Umanità”. Un rapporto sullo stato del patrimonio dell’umanità pubblicato dalla International Union for Conservation of Nature (IUCN), società organizzatrice del congresso, sostiene che tanto il fragile ecosistema della barriera corallina quanto la biodiversità marina sono a rischio e l’area è stata classificata come “preoccupazione significativa”.

L’Australia è stata messa sotto osservazione, per quel che concerne la salute della Grande Barriera Corallina, da parte della United Nations Educational, Scientific and Cultural Organisation. L’UNESCO ha anche minacciato di inserire la barriera nella lista dei siti patrimonio dell’umanità considerati a rischio ma ha posticipato l’azione al primo Febbraio 2015 per consentire all’Australia di stilare un rapporto sul modo in cui intende difendere la biodiversità del sito. Da quel momento Canberra ha pubblicato la bozza di un piano di azione per salvare la barriera fino al 2050 mentre il governo del Queensland ha dichiarato che per ora prenderà in considerazione solo i piani che riguardano lo scarico di rifiuti di drenaggio sulle coste dalla zona in cui si è sviluppato il porto fino alla costa della Grande Barriera.

Una proposta per limitare lo scarico dei rifiuti nel mare era stata precedentemente approvata per essere sviluppata in quanto parte di un disegno più ampio spalleggiato dall’espansione mineraria in India.

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