Cambio vita e vado in Australia in moto parte 2

Nella PRIMA PARTE  di questa bellissima storia di Massimiliano, rider italiano diventato cittadino del mondo, abbiamo parlato della sua idea di andare via dall’Italia e del suo arrivo in Australia. In questa seconda parte vi racconterà come sta vivendo l’avventura Down Under.

Direzione Melbourne

Dopo nove mesi nel Western Australia decido che è arrivato il momento di raggiungere finalmente Melbourne, attraversando la Eire Highway e percorrendo quasi duemila chilometri circondato dal nulla, se non canguri ed una pompa di benzina ogni duecento chilometri. Esperienza comunque bellissima: da nessun’altra parte avrei potuto provare le sensazioni che derivano dall’affrontare un’esperienza del genere. E, devo ammetterlo, l’Australia ha delle meraviglie naturali assolutamente di livello mondiale. Sotto il profilo naturalistico c’è tantissimo da vedere ed apprezzare, sopperendo quasi alla mancanza di storia e di arte. Il South Australia mi è piaciuto tantissimo, trovandolo molto diverso dal Western Australia.

Ma il carattere di base dell’australiano medio è il medesimo. Ed anche delle australiane: mi spiace dirlo, ma non sono minimamente femminili: bevono come delle spugne. La cultura anglosassone lega l’alcool al divertimento, per loro è difficile scindere le due cose. Qui è ancora peggio: i miei ex colleghi in fabbrica passano i loro fine settimana seduti sul divano a vedere il footy (sport nazionale) ed ubriacarsi sino al lunedì. In questo contesto, mi meraviglia come facciano a spendere tutti i loro soldi senza avere un cent prima della prossima busta paga. E qui lo stipendio arriva settimanalmente ed è veramente alto. La benzina costa poco (1,4 $/l, sempre che non si vada nelle zone remote, dove arriva anche a 2 $/l) mentre affitti e servizi si pagano cari, ma lo stipendio minimo di un australiano è di circa 57’000 $ annui. Cifra non da poco,  almeno per noi europei che sappiamo gestire i soldi in maniera decisamente più oculata. Io ed i miei amici riusciamo a risparmiare cifre egregie, mentre i nostri colleghi locali si bevono (scusate il termine) sino all’ultimo centesimo. Certo, viaggiano in auto nuove ogni anno e hanno tutti televisori e cellulari di ultima generazione, ma in fondo a che serve guadagnare tanto (un idraulico arriva tranquillamente a 120’000 $ all’anno) se poi alla fine della settimana non si ha nulla da parte? Dal canto mio mi godo i panorami e gli scorci che questa terra sa offrire, trovando un lavoro dopo l’altro, anche quando arrivo a Melbourne.

Melbourne: più gioie che dolori

Per essere una città è vivibile, niente di paragonabile a Milano o Roma. Certo, le nostre città hanno più fascino, ma guidare nel centro cittadino e non sentire clacson strombazzare ad ogni ora, non è cosa che caratterizza le città tricolori. Le persone sono molto cordiali: “Grazie” e “Prego” sono d’obbligo, negli uffici pubblici sono tutti iper cordiali e in caso di problema, si può fare reclamo che suscita effetti veramente negativi su chi si macchia di inettitudine o scortesia. Roba anni luce dagli sportelli pubblici del Belpaese. A terra non c’è una carta, non ci sono scritte sui muri, la corruzione viaggia a livelli minimi. Non esiste clientelismo: puoi essere il figlio di chi ti pare, se non vali vieni licenziato in pianta stabile. È facilissimo trovare lavoro ed io ne ho fatti dieci diversi in un anno e mezzo che sono qua. A volte ho dovuto aspettare tre di settimane prima di trovarne uno, altre volte un giorno. Sono stato sempre pagato puntuale, con i contributi e le tasse versate; a parte l’unica esperienza negativa dei traslochi, non posso lamentarmi del mercato lavorativo australiano. Se lavori più di otto ore vieni pagato extra, ancora più la domenica. Anche qui, certo, c’è qualche datore di lavoro che prova a fare il furbo, ma non ho mai sentito una delle porcate che si annoverano fra le mie esperienze italiane. Il governo supporta i cittadini australiani che hanno figli o che restano senza lavoro, anche se ciò li rende abbastanza svogliati e meno professionali di noi europei.

Italia, sempre più lontana

Certo è che le case e le famiglie medie australiane sono infinitamente più grandi e numerose di quanto noi possiamo permetterci oggigiorno in Italia. E chi ce la fa a pagare il mutuo e tirare su tre figli? I miei genitori ci sono riusciti ed avranno la mia stima più profonda per sempre, ma per noi giovani adesso non ci sono neppure le condizioni minime per poterlo fare. Ti fai il ‘mazzo’ per un mese senza uscire a cena con gli amici o fare nessun viaggio e alla fine del mese ti restano in tasca due soldi. Mentre i politici s’intascano migliaia di euro senza andare in aula e con tutte le agevolazioni di questo mondo. Ecco cosa disgusta me e gli italiani che hanno deciso di espatriare come me. Sono andato dall’altra parte del mondo per allontanare questi pensieri spiacevoli, peccato ogni tanto mi tornino all’orecchio.

Facciamo il punto

Cerco di tirare le somme sulla mia esperienza australiana, sebbene manchino ancora sei mei alla scadenza del mio visto. Sono rimasto deluso dagli australiani in generale, dalla loro scarsa propensione alla scoperta di ciò che è diverso, alla mancanza di curiosità, dalla bassa professionalità di molti lavoratori e alle relazioni decisamente superficiali che ho intrattenuto con amici ed amiche locali. Sicuramente non sposerò mai una ragazza australiana, neppure se ciò mi garantirebbe di poter restare in questo Paese. Continuerò a cercare uno sponsor. Per contro, sono assolutamente stupito dell’assoluto senso civico che li accompagna sin dalla nascita: tutto è pulito, tutti ti salutano e ti sorridono, tutto è fatto secondo regole che non vengono discusse.

Lavoro con impegno perché so di non essere indispensabile e ciò mi fa lavorare meglio e al tempo stesso fa rendere meglio l’azienda. È una catena. Pago le mie tasse e se qualcosa non funziona ho il diritto di lamentarmi.

Chi sbaglia paga ed accetta la punizione. Chi non ha voglia di fare viene licenziato ed i ‘figli di papà’  non hanno canali preferenziali, se vogliono fare qualcosa della loro vita. Gli italiani arrivati qui anni fa vengono apprezzati per aver lavorato sodo ed aver contribuito a rendere questa nazione quel che è oggigiorno. Gente che si è fatta in quattro per sfamare la famiglia ed assicurare loro un futuro migliore. E la storia si ripete: ogni giorno arrivano italiani in ogni città australiana, accompagnati da colleghi europei in cerca di un lavoro che garantisca una vita decorosa, non solo di pagare tasse e bollette. È questo il vero fascino dell’Australia. Qui c’è ancora una speranza di vita; di vita dignitosa. Mai in vita mia mi sono sentito felice di trovare lavoro perché me lo merito e perché il capo si fida di me: finché farò il mio dovere sarò ricompensato con una paga dignitosissima e nessun raccomandato verrà a farmi le scarpe. Lavoro con impegno perché so di non essere indispensabile e ciò mi fa lavorare meglio e al tempo stesso fa rendere meglio l’azienda. È una catena. Pago le mie tasse e se qualcosa non funziona ho il diritto di lamentarmi. È chi è nel torto a dover esser preoccupato: qui non funziona il giochino di esser impiegato a tempo indeterminato e di poter rispondere male ai clienti. Se accadesse, te ne andresti a casa immediatamente, nessuna lettera di preavviso. Questo è il buono dell’Australia. Non mi pento della mia scelta e sono disposto a passare sopra alle diversità culturali fra i nostri due Paesi. Non ritengo di esser superiore a loro: quel che non mi piace qui è un mio giudizio personale, ognuno è libero di fare quel che vuole, purché sia felice e non arrechi danno a nessuno. Io la penso così. Un australiano vuole spendere tutti suoi soldi in una sera ed ubriacarsi a più non posso? Liberissimo di farlo. Non condivido, ma gli sarò comunque grato di aver creato un sistema statale ed economico che funziona, che per noi è pura utopia. Sono qui nella mia stanzina da 125 $ a settimana, la mia moto in garage che aspetta la revisione dell’ammortizzatore e la tuta da moto nell’armadio. Sono pronto per nuovi lidi e nuove mete, ma sono ben contento di avere altri giorni australiani dinanzi a me. E delle notti in cui posso addormentarmi senza pensare alle brutture della malapolitica italiana. L’Australia è dall’altra parte del globo rispetto all’Italia. Ci sarà un motivo.

Massimiliano Perrella

PS: chi vuole seguirmi nella mia esperienza australiana, oltre che di viaggio nel mondo, può farlo e può scrivermi dal sito:  www.australiatwin.it e visitando il mio canale video

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Comments
  • Nicholas

    Salve, io volevo sapere quanto costa portare la moto giù in Australia, tra 2 mesi saró li e nn avendo vincoli di permanenza, vista anche la crisi nel mercato delle moto usate, stavo pensando a scendere con la moto, ma fatta una sbrigativa ricerca, sono rimasto scoraggiato dai vari prezzi che girano online per il trasporto. Qualcuno ha informazioni più dettagliate in merito?

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