Fare le farm in Australia: 88 giorni da “annodare”.

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Le farm: un tabù da svelare o da apprezzare? 

Primo articolo di Chiara Cuminatto per Portale Australia

  • Hai mai chiesto a qualcuno di consigliarti una farm dove poter lavorare? 
  • Hai mai cercato di trovarla da solo? 
  • Hai mai riflettuto su questi 88 giorni da spendere tra i campi per ottenere il secondo visto
  • Hai mai davvero pensato a questa esperienza prima di catapultartici dentro senza dare per scontato che sia ciò che devi fare anche te?

 

Quando chiedi a qualcuno di consigliarti una farm è come se iniziassi un discorso costernato di tabù. È come se facessi una domanda a cui nessuno risponderà concretamente.

Esistono milioni di gruppi e siti internet dove discutere di questo argomento, tantissimi post e persone che commentano, ma nessuno dice mai, davvero, dove sia meglio andare, quali numeri chiamare per essere sicuri e come muoversi ed organizzare. Questa assenza di risposte precise ha spiazzato anche me. Non capivo. Gli unici consigli che mi venivano dati erano da persone incontrate faccia a faccia, ma anche questi non troppo precisi. Questa assenza di conferme immediate, però, ha un suo lato positivo, perché ci spinge a darci da fare nel cercare da soli, nell’aspettare e nel riflettere, nel non iniziare quest’esperienza delle farm automaticamente, ma nel fermarci e capire che non va data per scontata.

Come ha fatto Debora Scapolan! Non conosci la sua storia? Leggi qui la sua intervista

Un traguardo in una vita di traguardi

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Spezzettiamo la vita in tappe da raggiungere, traguardi da conquistare. Riusciamo così ad avanzare, a camminare con più grinta e costanza, perché motivati da qualcosa non troppo lontano, ma quando questi punti fermi sono obblighi che non amiamo o cose che non ci appassionano, rischiamo di passare il tempo che li precede guardando l’orologio, contando i giorni, le ore, i minuti, rimandando la vita a “dopo quell’evento”, come se ciò che conta e ciò che ci piace arrivasse dopo quel giorno, dopo quell’avvenimento.

Che ci piacciano o no, che facciano parte o meno delle nostre passioni, che siano scelte o obblighi, i traguardi e gli obiettivi che ci poniamo necessitano di fatica, costanza, tempo ed energie per essere raggiunti. Spesso però ci dimentichiamo che questa vita frammentata si articola negli inframezzi che vorremmo eliminare. Alcuni parlano di mete dove ciò che conta è il viaggio, altri di bersagli dove l’importante è tirare con convinzione. Braise disse:

“Preparandoci sempre ad essere felici, è inevitabile che non lo saremo mai”

Parlando con i ragazzi nelle farm dove ho lavorato, ho sentito più volte chiedere il numero dei giorni passati lì, segnarlo su un’agenda, contarli uno dopo l‘altro, fare il conto alla rovescia di quanti ne restano. Ho letto infiniti commenti e consigli di persone che dicono di andare subito in farm, appena arrivi in Australia, così ti levi quel peso. Così non ci pensi più. Eccolo lì, un altro di quei traguardi che ci poniamo: il giorno 89. Il giorno in cui questa fatica finisce e possiamo finalmente goderci questo amato continente, i progetti, i viaggi, la vera esperienza, perché il secondo visto lo possiamo ottenere.

Ma in quegli 88 giorni è racchiusa parte dell’esperienza che siamo venuti a fare. 

https://www.portaleaustralia.com/home/farm-in-australia/Penso a quando ero a scuola e aspettavo che i minuti passassero e poi le ore, perché dopo quella campanella iniziava la mia giornata. Poi l’università, soffocando i pomeriggi tentando di studiare e rimandando i piaceri, perché dovevo resistere fino a quella data, fino a quell’esame, dopodiché sarei potuta essere felice. Ma dopo quell’esame ce n’era un altro e poi un altro ancora, e poi la tesi. E dopo quella campanella a scuola, il pomeriggio era breve e il giorno dopo arrivava in fretta, con altre cinque ore da sopportare. E la fermata del bus: tutto sarebbe andato bene arrivati a destinazione, ma spesso quei minuti diventavano ore e sbuffare senza interruzioni diventava faticoso dopo un po’.

Cristal Boyd in “Midnight muse”, parla della nostra convinzione che saremo felici quando avremo una famiglia, poi dei bambini, poi quando questi smetteranno di piangere, quando avremo i soldi per una vacanza e quando, infine, andremo in pensione.

88 giorni da vivere o sopportare in farm?

Gli 88 giorni delle farm indossano perfettamente lo stesso abito di tutte le illusioni appena elencate e, purtroppo, è facile incastrarsi nuovamente in questo meccanismo di conto alla rovescia, ma questi tre, a volte quattro o cinque mesi, fanno parte esattamente come gli altri della nostra esperienza quaggiù e dimenticarlo è tanto facile quanto stupido. È difficile riuscire a vivere a pieno giorno per giorno e la vita in farm sicuramente non aiuta: la routine, le azioni meccaniche nel tagliare, cogliere, spostare, e la frequente solitudine nel farlo; il caldo, la stanchezza e la poca motivazione, spingono pesantemente a guardare l’orologio, la frutta, i campi, aspettando che il tramonto segni un altro giorno. Non è facile, dunque, ma è in quel provarci ugualmente che si cela la bellezza della quotidianità. Se ci impegniamo e riusciamo in questa sfida, allora potremo essere certi che, se non riusciremo ad arrivare a quel traguardo, saremo ugualmente contenti di aver vissuto quei momenti e se riusciremo a completarli, non inizieremo la nostra avventura, ma continueremo il nostro percorso pronti a sperimentare quella sfida quotidiana in altri posti.

A.L.Hoxley disse: “L’esperienza non è ciò che accade a un uomo, ma ciò che un uomo fa di ciò che accade a lui”.

Allora sforziamoci, facciamo di quel conto alla rovescia un’esperienza da gustare. Rendiamola viva. Non diamola per scontata. Penso a un bambino che guarda una mamma ricamare, seduto in basso, sulla sua seggiolina; gli sembrerà tutto strano e senza senso, quel disegno contorto e fatto di nodi, ma appena chiederà spiegazioni alla madre, allora lei lo volterà e lui potrà osservare la vera figura delineata. Tutto ciò che scegliamo nella nostra vita, fa parte di un disegno preciso che a volte ci dimentichiamo di riguardare nella sua completezza perché è più comodo stare seduti e fare ciò che fanno gli altri, ma anche quest’esperienza in farm, per quanto comune, può non essere ciò che fa per noi. Un secondo anno in Australia può non essere la scelta migliore. La farm in cui stiamo lavorando può essere quella sbagliata o può essere sbagliato il modo in cui stiamo vivendo le ore e i minuti.

Allora, forse, anche noi, prima di azzardare o dare per scontato tutto questo, dovremmo alzarci dalla sedia e controllare il disegno dall’alto e capire se effettivamente quest’esperienza si annoda bene con tutto il resto e intrecciare così la nostra vita australiana con singolare consapevolezza.

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Comments
  • emanuele

    Bell’articolo, scritto in modo fluente, con pause nei momenti giusti e con pensieri empatici…
    Fai bene ad essere una scrittrice snob con la puzza sotto al naso 🙂 🙂 🙂 🙂
    Pero’ sul concetto di base non mi trovi d’accordo.
    Non ci si puo’ “far piacere nulla”, nemmeno volendolo.
    O perlomeno, volerlo non basta.
    Bisogna comunicare con la nostra mente inconscia, e’ lei che decide per noi cosa ci piace o meno.
    Imparando il suo speciale linguaggio, saremo in grado di cambiare l’immagine mentale di qualsiasi cosa (lavoro nei campi compreso), ricevendo in cambio tanta dopamina (entusiasmo) energia e concentrazione 🙂
    Emanuele (il ragazzo dell’hostel di ieri, bellissimo e modesto ahahahah)

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