Quale futuro per i nostri koala?

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Quando Janine Duffy vide per la prima volta Clancy, non era altro che una zampina che spuntava fuori dal marsupio della mamma.

Il timido marsupiale era dolce e tenero, e già conosceva cosa stesse accadendo nell’ambiente intorno a lui.

“Avrà già potuto ascoltarci nel marsupio della madre, perché la conoscevamo sin da quando lei era un cucciolo”, ha affermato Duffy.

“Io credo fermamente che sia cresciuto pensando che noi fossimo parte integrante della foresta e che le nostre voci e i nostri rumori fossero al 100% naturali nel mondo fuori. Non ha mai mostrato molto timore nei nostri confronti e lo stesso ha fatto la madre, perciò io sospetto che abbia imparato a conoscerci sin da quando era nel suo ventre. “

Sono passati cinque anni da quando Clancy per la prima volta ha camminato nei campi erbosi dell’Australia sudorientale. A quel tempo svolgeva un ruolo fondamentale in uno dei più grandi progetti scientifici per la coabitazione di specie diverse mai intrapreso prima – un progetto che ha permesso di dare un notevole aiuto per contrastare l’eventuale, quanto pericolosa estinzione dei koala.

Una comoda vita selvaggia

Duffy ritiene che Clancy sia il primo esemplare maschio nato allo stato brado di koala che sia mai stato monitorato dal marsupio alla vita indipendente senza alcun collare – un risultato che potrebbe portare a diversi successi in vari progetti per la conservazione di alcune specie animali che rischiano l’estinzione.

L’Australian Koala Foundation stima che poco meno di 80.000 continuano a vivere allo stato brado, sebbene questo numero possa scendere in fretta al di sotto dei 43.000 esemplari.

Il numero di koala sta subendo una drastica riduzione, soffrendo gli effetti della distruzione del loro habitat naturale, degli incendi e dell’epidemia di clamidia che ha contribuito alla decimazione della loro popolazione.

Finora i ricercatori hanno tracciato i koala che vivono in natura usando collari GPS o che utilizzano il segnale radio, un metodo intrusivo che richiede fasi di cattura e relativo rilascio degli animali.

Una scoperta sensazionale

Ma Duffy ha promosso una tecnica che potrebbe rivoluzionare le ricerche che riguardano i koala, riconoscendo per la prima volta che i koala hanno l’equivalente delle impronte digitali umane- sul loro nasino.

La rivelazione che la struttura del naso di ogni koala è diversa da qualunque altro è stato veramente un colpo di genio per Duffy.

“Ricordo perfettamente quel momento”, ha affermato. “Ero fuori tra i cespugli, faceva freddo ed era mattina molto presto. Stavo osservando un koala che sembrava immerso nei propri pensieri, ed è stato lì che mi è venuta in mente l’idea “caspita, il tuo naso cucciolo!”.

“Sono tornata indietro dove prima ero appostata ad osservare un altro koala, ho preso il binocolo e focalizzandomi sul suo naso ho pensato “Oh, mio Dio! Sono uno diverso dall’altro!”. Sembra così incredibile ora non averci pensato prima, perché è così ovvio, ma niente è ovvio fino a che non viene scoperto, no?” sapevo che si poteva trattare di una scoperta sensazionale, perché voleva dire che non era più necessario toccare alcun koala per studiarlo, bastava guardare il loro muso.

“I koala sono animali che soffrono i cambiamenti molto facilmente, e anche la loro cattura potrebbe stressarli. È quindi molto importante che loro tengano le distanze dagli umani. Catturarli e catalogarli mentre loro scorazzavano liberi sugli alberi sarebbe potuto rivelarsi molto difficile in passato.”

Questo è quello che accadeva 16 anni fa. Fino a che Duffy, che gestisce l’Echidna Walkabout, la sua compagnia di ricerche in natura e turismo, non ha fotografato e catalogato i nasi di circa 98 koala nella foreste dove lei lavora.

All’epoca, ha visto passare davanti ai suoi occhi lunghe generazioni di koala – alcuni come Clancy e sua madre, sono sopravvissuti a lungo, mentre altri non sono stati così fortunati.

“Stavo iniziando a scoprire i collegamenti generazionali e le intere generazioni di koala che vivevano nella medesima area del Brisbane Ranges National Park, ma ci fu un enorme incendio e venne ucciso circa il 90% di esemplari nell’area”, ha dichiarato Duffy.

“È stato assolutamente devastante. Seguivamo il 10% degli esemplari superstiti ma dovevamo spostare lo You Yangs Regional Park perché eravamo anche un tour operator e l’attività permetteva di  mantenere anche il parco e le ricerche – avevamo assoluto bisogno di rtornare operativi al più presto.

Un’attenzione oltre i confini

“Tutto ciò di cui avevamo bisogno era di qualcuno che fosse disposto ad andare avanti con le ricerche cercando di capire direttamente sul posto se valesse la pena continuare con i lavori. Gli scienziati australiani non erano molto interessati nei confronti delle mie ricerche, mentre per fortuna, due scienziati americani hanno prestato attenzione alla mole di dati che avevo raccolto per 16 anni: Jeffrey Skibins, assistente nel Recreation, Sport and Tourism Management Department presso l’Università di St. Francis Illinois, e Peg Shaw-Mc Bee, assistente del Wildlife and Outdoor Enterprise Management presso la Kansas State University, i quali si sono attivati per validare la ricerca e per poterla approfondire.

Duffy presenterà la ricerca ad una conferenza internazionale che si terrà ad Ottobre in Colorado.

Skibins è  fiducioso che la ricerca si fondi su basi solide. Le 19.000 fotografie di Duffy, verificate attraverso immagini generate al computer, indicano che il suo metodo per l’identificazione dei nasi sia accurata, con un 93% di affidabilità.

È convinto, ancora, che questa tecnica possa trasformare il turismo alla ricerca dei koala in Australia, creando un vero e proprio sistema per l’osservazione degli animali.

Il contributo di tutti

Duffy intende sviluppare un database nazionale online per i koala, con il contributo fotografico di turisti e persone del posto per aiutare nell’identificazione degli esemplari e tracciare i loro movimenti e studiarne i comportamenti.

“Fa parte del mio grande sogno riconoscere ogni koala presente in Australia,” ha affermato. “sono disposta a condividere la mia ricerca, mettendola a disposizione di tutti per cercare di creare un sistema corposo in tutto il paese.

I koala vivono bene in cattività, dunque non siamo preoccupati a tal proposito. Ora quello che ci preme capire è la reale composizione della popolazione di koala in Australia.  La cosa che mi spinge, continua, è che se vogliamo ancora presentare alle persone i koala nello You Yangs ancora per altri vent’anni, allora dovremo fare di tutto per proteggerli. Le possibilità di salvare questi animali sono poche, ma ci sono, perciò abbiamo davvero bisogno di collaborazione e concentrazione.

Ma sapete una cosa? Quando gli Australiani comprenderanno al reale importanza della situazione, allora veramente si daranno da fare per aiutare questi animali e salvarli. L’Australia ha davvero bisogno di questi piccoli cuccioli, ed è ora di fare qualcosa prima che sia troppo tardi.”

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