Pane, Australia e design: ecco Giulia Castenetto

Giulia Castenetto, giovane venticinquenne di Udine che ha abbracciato il sogno australiano, ma non ha mai abbandonato il suo primo grande amore: il design.

Presentazione: nome, cognome, età, provenienza, percorso di studi in Italia

Mi chiamo Giulia Castenetto, ho venticinque anni e vengo a Premariacco in provincia di Udine e sono laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche all’Università di Trieste (sede di Gorizia).

Qual è la ragione principale per cui sei venuta in Australia?

Subito dopo essermi laureata sono partita in cerca di una nuova esperienza e con il desiderio di viaggiare, un po’ inconsciamente e senza sapere granché sull’Australia.

Qual è stata la tua prima sensazione sull’Australia e su Sydney quando sei arrivata nel 2013?

La prima sensazione è stata quella di trovarmi in un un posto che offre possibilità. Un luogo dove le persone sono più serene e “vivono la vita” con ritmi più naturali (per esempio sono più attivi, si godono le attività all’aria aperta come surfare, fare lunghe passeggiate, festeggiare i compleanni dei bambini all’aria aperta, organizzare barbecue e… potrei continuare all’infinito). Se ti stai chiedendo come lavorare in Australia, non perdere questo articolo: Lavorare in Australia: informazioni generali

Cosa significa “design” per te?

Il “design” per me è creatività. Il design è un processo. Il design “finale” come viene inteso dalla maggior parte delle persone è solo la fine di un processo, la punta di un iceberg, la minima parte di un creativity journey.

Leggi anche: Luca Deasti: come fare il designer a Stoccolma

Racconta il tuo percorso di studi qui in Australia

Ho iniziato il mio percorso di studi nell’ambito del design con un certificate III in design fundamentals al Billy Blue College; si è trattato di un corso molto intenso di tre mesi, durante il quale abbiamo trattato le basi del design, imparato a usare i tools dei designer (dai fashion designer, ai graphic, agli interior), poi siamo passati all’apprendimento dei programmi di base, fino a delle vere e proprie lezioni di disegno dal vivo con una modella che posava per noi, dimenticandoci i computer, ma armati solo di foglio e matita come ai vecchi tempi.

Alla fine di questo mini “tour de force” (ricordando che approcciarsi a una nuova materia con linguaggi tecnici in inglese non è stata una passeggiata) è iniziato il vero e proprio cammino nel mondo dell’interior design, della durata complessiva di un anno. Al momento ho iniziato l’ultimo trimestre, al termine del quale riceverò il diploma di interiori design and decorator.

Se fossi un oggetto di design cosa saresti?

La wishbone chair, so far my favourite piece of interior design (il mio pezzo preferito, insomma).

Eccola: https://allroadsleadtohome.files.wordpress.com/2012/06/carl-hansen-wishbone-chair-111.jpg

Come e dove ti vedi tra dieci anni?

Nonostante i risultati del Gallup Test affermino che tra le mie prime cinque qualità ci sia anche “futurista”, dieci anni sono un po’ troppi anche per la mia immaginazione. Però posso dire che tra circa cinque anni mi vedo ben integrata qui in Australia con una mia attività del tutto sui generis (i lavori convenzionali non fanno per me!).

Progetti per il futuro?

I’m a long life learner, so… Mi piacerebbe tantissimo proseguire il mio percorso di studi e ottenere un bachelor in commercial design, che è equivalente alla nostra Laurea triennale, che mi offrirebbe qualche sbocco professionale in più, ma non posso nascondere che questo genere di istruzione abbia costi importanti, quindi dovrò aspettare un pochino.

Buoni propositi per il 2016?

Dopo la graduation vorrei buttarmi a capofitto nel settore del design (non strettamente solo interior). Sento che è ora di iniziare a raccogliere i frutti di questi ultimi due anni sudatissimi, anche se piacevoli. Quindi: “A change in terms of job situation is definitely the next thing to cross on my to-do-list”.

Tre aggettivi per descriverti?

Determinata, sportiva e sognatrice. Il mio motto è: “Feet on the ground and head in the clouds”, ovvero “Piedi per terra e testa fra le nuvole”.

Che consiglio di senti di dare ai giovani che in Italia fanno fatica a trovare lavoro?

La prima cosa che mi sentirei di dire ai ragazzi è che ormai l’idea di poter trovare il lavoro della propria vita che ti darà una sicurezza economica fino alla pensione è superata. Molti giovani lo sanno, ma non lo comprendono fino in fondo, forse perché il sistema in Italia è ancora troppo rigido e riluttante al cambiamento; quando intendo “sistema”, intendo il contesto a 360 gradi, dal mercato del lavoro, ai datori di lavoro fino alle stesse persone, magari delle generazioni precedenti che storcono il naso scettici. Il mio consiglio, invece, è uscire dal Paese, farsi anche una breve esperienza all’estero (che apparentemente è la moda dell’ultimo momento) e vedere ciò che accade realmente intorno. L’Australia è ancora un Paese in crescita, nonostante i ritmi siano leggermente rallentati rispetto a qualche anno fa, quando ci fu il boom delle miniere. Eppure qui concetti come lavorare, essere economicamente indipendenti e anche, perché no, risparmiare, sono ancora vivi e chiunque può concedersi uno stile di vita dignitoso. Mentre in Italia temo che si sia persa un po’ la percezione dei diritti dei lavoratori, ahimè.

Qual è il tuo rapporto con l’inglese?

Lo definirei un rapporto sereno e in continua crescita; nonostante la mia formazione universitaria, arrivata a Sydney ero terrorizzata dalle conversazioni telefoniche tremendamente difficili da “criptare” al ristorante dove avevo trovato il mio primo lavoro. Stentavo a capire i clienti che ordinavano una birra al banco… Oggi, invece i clienti talvolta mi chiedono: “Ah, ma sei l’unica inglese a lavorare qui?”, finché poi nel corso della conversazione emerge l’accento italiano e vengo “riconosciuta”. Come scegliere la scuola giusta? Leggi questo articolo.

Fai un confronto tra il sistema scolastico australiano e quello italiano?

Potrei dire che non esistono termini di paragone. Sono due sistemi molto differenti, dove l’unica cosa in comune è l’outcome che ci si prefigge, ovvero l’acquisizione di nozioni da parte degli studenti. Il sistema italiano, specie quello universitario, è ancora fossilizzato sul vecchio sistema che prevede un docente che tiene monologhi in classe, malloppi di libri da studiare con quantità abominevoli di informazioni da memorizzare e modalità d’esame che non incontrano talvolta la mia condivisione (ad esempio esami orali che per loro natura non riflettono la reale preparazione dello studente).

In Australia, invece, le classi sono molto più piccole, le lezioni frontali, i docenti non sono lì presenti per raccontare ad alta voce la loro interpretazione di un libro, ma per guidarti alla scoperta dello stesso, e proprio come ci si aspetta da delle “guide” si instaura con loro un rapporto personale, anche di fiducia, in molti casi l’insegnante diventa un amico. Nel caso del mio college, l’insegnante è anche un persona attiva nel settore in grado di darti dei veri e propri feedback da un punto di vista professionale e che ti tiene aggiornato con mille novità. Una lezione tipo si svolge con una breve ricapitolazione della lezione precedente, l’introduzione del tema della settimana -il brief-, ovvero le linee guida date dal college; questo apre la strada a ricerche in tempo reale, discussioni, approfondimenti e alle attività più impensabili. Le classi sono letteralmente degli open spaces dove poltrone e divani si sostituiscono ai soliti noiosi banchi e sedie, creando degli spazi intimi, o come direbbero qui “nice and cozy“. Parlando di cose più serie, gli esami, che vengono chiamati “assessment“, nel mio caso, sono principalmente progetti ispirati a casi reali, dove si ha la possibilità di mettere le mani in pasta alla materia trattata. La preparazione degli esami ha una durata variabile e termina con una presentazione finale del lavoro davanti al docente e alla classe, il tutto si svolge in maniera molto informale e rilassata (anche se un po’ d’ansia da prestazione non manca mai, specie quando si deve parlare di fronte ad un pubblico). C’è comunque da aggiungere che qui in Australia università e college sono dei veri e propri business, dal mio punto di vista, e come tutti i tipi di business, la concorrenza è forte, quindi l’alta qualità della formazione è il risultato derivato dalla voglia di migliorarsi continuamente e offrire servizi competitivi e d’avanguardia. Vuoi conoscere meglio il sistema scolastico australiano? Leggi Studiare in Australia

Cosa ne pensi della società australiana?

Diciamo che ho trovato la media degli Australiani molto easy going. Vivono la quotidianità della vita, senza troppi intoppi o crisi esistenziali. Lavorano la settimana, molto probabilmente hanno la membership in una delle centinaia di palestre dove andranno a fare workout almeno cinque volte a settimana (cinque e non sette solo perché i weekend sono dedicati ai divertimenti e alle uscite “ludiche”). Ogni occasione è buona per prendere qualche onda, i ragazzi, o per una tappa in bikini in una delle tante spiagge, le ragazze. Se vi capiterà mai di passare da queste parti, noterete che la maggior parte della popolazione maschile è composta da hipster, dalla barba lunga, mentre quella femminile da donne perfette nei loro “active wear” (tenuta sportiva), armate quasi sicuramente di un caffè take away in mano che, in realtà, hanno fatto di tutto tranne che attività fisica. Detto ciò ho sempre trovato un po’ difficile avere una conversazione con loro che andasse al di là di questi argomenti. Da una lato, devo dire che comunque invidio un po’ la “leggerezza” e la semplicità che possiedono nell’affrontare la vita.

Il posto più bello che hai visitato in Australia?

Shell Beach, una spiaggia in Shark Bay, regione del Western Australia, un must to see se si vuole davvero dire di aver visitato l’Australia. Se vuoi conoscere le 10 migliori spiagge in Australia, leggi questo articolo. 

Un viaggio che vorresti fare in futuro?

Asia, Asia, Asia, Indonesia, Asia. Ho già visitato per qualche mese, Isole Gilie e Thailandia, ma quando inizi non è mai abbastanza!

Quali sono i tuoi punti di forza e le tue debolezze?

Due delle mie più grandi debolezze sono: la tendenza a procrastinare le cose e il rigetto per lo svolgimento di pratiche burocratiche di tutti i tipi. Ti dico solo che la “combo” (combinazione) delle due può risultare un mix micidiale. Il mio punto di forza è che sono una ragazza molto determinata e ambiziosa e una volta fissato un obbiettivo lo raggiungo sempre. Questo potrebbe suonare un po’ presuntuoso, ma la realtà è che sono semplicemente una hard worker e sono dell’idea che i veri sforzi e sacrifici vengano sempre ripagati. Credo sia una cosa che ho imparato negli anni grazie a ciò che mi ha trasmesso la mia famiglia, ma anche al fatto di avere praticato nuoto a livello agonistico in adolescenza. Sicuramente questo mi ha aiutato a sviluppare un senso del dovere e un genuino apprezzamento per il duro lavoro a cui molti ragazzi non sono familiari. Lo sport è sacrificio, ma è ancora di più una palestra che ti prepara alla vita.

Racconta il progetto di internship che hai avviato.

Dopo tutta una serie di applicazioni via email, colloqui di gruppo e dita incrociate, sono stata selezionata per questa internship da “Design Twins” a boutique homewares store gestito da una giovane coppia australiana. Circa tre anni fa hanno iniziato il loro business letteralmente da zero, producendo vasi di cemento direttamente nel lavandino della loro cucina e rendendoli speciali con design unici. Grazie anche ai social media e a canali come Instagram ci è voluto poco tempo prima che il mercato australiano si innamorasse dei loro vasi ed ora eccoli qui ad assumere stagisti, come me, perché prendano parte a questo processo che li sta portando ad allargarsi in maniera esponenziale. Ammazziamo vero?!

Al di la’ dell’esperienza in sé (che per ora è incentrata nella creazione dei vasi), trovo l’opportunità di poter lavorare e confrontarmi di persona con questi professionisti qualcosa di estremamente inspirante e che per me ha segnato un giro di boa nel mio percorso nel mondo del design, dandomi una percezione completamente diversa del settore e di me all’interno di questo settore.

Racconta un successo professionale o personale che hai vissuto in Australia.

Poco prima delle vacanze di Natale ho ricevuto una mail di quelle automatiche, con un’offerta per un corso totalmente innovativo, chiamato “Delta experience”. Il corso, offerto gratuitamente solo ai primi studenti, offriva un percorso formativo del tutto sui generis, che non poteva non attirare la mia attenzione. A differenza dei metodi di insegnamento canonici, basati sull’ormai conosciutissimo ciclo lezione, studio, esame, qualifica, ma zero esperienza nel settore, gli ideatori di questo corso hanno pensato di ricreare un’esperienza totalmente nuova per chi era disposto a mettersi in gioco. I “learners”, non credo sia corretto chiamarli semplicemente students, sarebbero stati seguiti da un tutor all’interno di un progetto reale tenuto in collaborazione con esperiti del settore, al completamento del percorso l’outcome sarebbe stato inestimabile: aver appreso le skills, i tools e le conoscenze che i datori di lavoro cercano davvero. Detto ciò mi sembra scontato dire che ho avuto la grandissima soddisfazione di essere una delle poche (solo quattro in tutta Australia!) selezionata per questa esperienza. A qualche giorno dalla conclusione della “Delta experience” posso dire con certezza che cliccare il tasto di quella email che diceva “register your interest”, sia stata la migliore cosa in assoluto che potessi mai fare. Una grandissima esperienza che mi ha illuminata.

Racconta un momento buio o di sconforto che hai vissuto in Australia.

Periodi bui e veri propri non ne ho mai passati, non sono il tipo da lasciarmi buttare giù. Piccoli momenti di sconforto ci sono stati in seguito alla mia situazione aggravata dalle tasse scolastiche, ma nel momento in cui ho fatto delle scelte ero consapevole che sarebbe stato un grande passo ed investimento per me stessa, quindi ero già preparata alle conseguenze.

Cosa ti sta offrendo l’Australia che l’Italia non ti dava o pensavi non ti avrebbe dato.

Il senso di indipendenza, la possibilità finanziaria di permettermi la migliore offerta formativa e nove mesi d’estate all’anno.

Cosa apprezzi dell’Australia e cosa non condividi?

Apprezzo il senso civico che si rispecchia nell’ordine, la pulizia e il rispetto degli spazi pubblici. Dall’altro lato l’Australia è quella che viene definita un “Nanny state” dove tutto viene super regolato e controllato, a volte anche in maniera maniacale. Alcune volte può risultare asfissiante, ma preferisco pensare che sia il  modo che hanno trovato per fare funzionare le cose.

Cosa ti manca dell’Italia e cosa no?

Mi mancano la storia e la passione che si respira tra le vie di un centro storico, la mia famiglia e il cornetto con il cappuccino la mattina. Non mi mancano le lungaggini burocratiche per ogni minima cosa e le chiacchiere da bar (poco stimolanti e per nulla motivanti).

Fai un saluto a tutti i lettori di Portale Australia, regalandoci un po’ quella che è la tua filosofia di vita.

Mi ha fatto piacere condividere in breve con voi una parte della mie avventure. Spero che in qualche modo vi abbia, non dico ispirato a inseguire i vostri sogni perché sarebbe troppo smielato 😛 , ma che vi abbia incoraggiato a uscire dalla vostra “comfort zone” e a perseguire “QUEL” progetto o sogno, piccolo o grande che sia.

La storia di Giulia è un’altra tessera del puzzle che Portale Australia desidera  costruire per mostrarti quanto è bella, colorata e variegata la comunità di giovani Italiani qui in Australia.

Cosa aspetti? Se ti servono informazioni, consigli su quale scuola frequentare, su come cercare lavoro, se vuoi condividere con noi dubbi, vittorie, sconfitte o anche solo suggerimenti su come rendere la tue esperienza qui in Australia migliore, scrivici o contatta l’agenzia formativa di Portale Australia.

Perché se puoi sognarlo, puoi farlo

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