Italiani in Australia

Il boom degli italiani in Australia non si limita soltanto alla migrazione degli anni più recenti, ma ha una storia ben più lunga e complessa.  In quest’articolo ho raccolto tutte le informazioni riguardo uno dei più grandi gruppi etici presenti nel Paese, che sono certo troverai parecchio interessanti. Inoltre, se sei già uno dei tanti italiani in Australia sia permanentemente che provvisoriamente, ti interesserà conoscere quali sono i tre luoghi australiani in cui ti sembrerà di essere rimasto a casa.

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Gli italiani in Australia: non proprio una minoranza

I cosiddetti Italian Australians rappresentano il quarto gruppo etnico presente sul suolo australiano, composto sia da emigrati dall’Italia (circa 200.000 persone stando al censimento del 2006) che da nativi australiani di discendenza italiana. Nel 2011, uno studio condotto sul territorio australiano ha affermato che sono quasi un milione le persone che dichiarano di avere una discendenza italiana, sia essa pura oppure mista. Questo porta la stirpe italiana ad essere la quinta più identificata in down under, seconda solo ad australiana, inglese, scozzese e irlandese.
Di tutti i residenti australiani nati in Italia, il 79% ha scelto di prendere cittadinanza australiana.

La lingua italiana in Australia

L’italiano è la seconda lingua più utilizzata negli ambienti domestici australiani, con ben 316.900 persone che la parlano (1.6% della popolazione totale australiana) e il dialetto italo-australiano è considerato un linguaggio a tutti gli effetti.
Sapevi che gli italiani in Australia tendono a continuare ad utilizzare la loro lingua madre il più possibile? Pensa che l’81% di essi parla soltanto italiano in casa loro.

La concentrazione di italiani in Australia

Gli italiani in Australia sono ben rappresentati in ogni città e regione, ma vi è una grossa concentrazione di essi in Victoria e in South Australia, dove superano la popolazione del luogo quasi del doppio (41.6% contro 25% nel primo caso e 11.3% contro 7.6% nel secondo).

La religione professata dagli italiani in Australia

Com’è facilmente intuibile è la religione cristiana a farla da padrona con il 95% di italiani che la professano, dei quali il 79.7% è cattolico, il 3.2% anglicano, e il 5.6% fa parte di minoranze cristiane.

Le origini degli italiani in Australia

Stando a fonti provenienti dal governo italiano gli italiani che emigrano in Australia arrivano per due quinti dal Veneto, per due quinti dal trittico di regioni composto dal Piemonte, dalla Toscana e dalla Lombardia e un quinto da Sicilia e Calabria.

Gli australiani in Italia

Gli Italian Australians hanno una bassa percentuale di ritorno in patria. Tuttavia, il dipartimento per le politiche estere australiano ha stimato una presenza di circa 30.000 cittadini australiani sul suolo italiano, cifra che comprende per la maggior parte emigrati italiani dalla cittadinanza australiana ed i loro figli.

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L’Italiano: una delle lingue più parlate in Australia

L’influenza degli italiani sul territorio australiano

L’Australia è stata fortemente influenzata dai moltissimi immigrati italiani e dagli australiani di discendenza italiana. Da quando l’immigrazione italiana è iniziata nel 1850 ci sono stati tantissimi Italian Australians di successo in tutti i campi, e la cultura e il settore culinario hanno visto un notevole inglobamento delle abitudini italiane.

Sul territorio australiano sono inoltre presenti diverse associazioni presidiate da italo-australiani, come ad esempio la Dante Alighieri Society, formata nel 1896 a Melbourne, che è stata la prima associazione culturale mai creata al di fuori dello stato italiano, nonché alcune riviste dedicate interamente agli italiani in Australia, tra le quali spicca Italy Down Under.

L’Italia è, inoltre, un grande partner commerciale per l’Australia e i collegamenti tra i due paesi sono destinati a crescere sempre di più grazie anche a due italo-australiani dalla doppia cittadinanza, Nino Randazzo e Marco Fedi, eletti rispettivamente al Senato della Repubblica e alla Camera dei Deputati per rappresentare tutti gli italiani che vivono in Oceania.

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Moltissimi italiani sono diventati uomini e donne di successo in Australia, non solo nel passato, ma anche ai giorni nostri.

La migrazione degli italiani in Australia

Si crede che i primi italiani ad aver visto il continente australiano siano stati dei marinai a bordo della spedizione spagnola guidata da Magellano nel 1520. Uno di essi, Antonio Pigafetta, ha anche tenuto un diario di bordo di tutta la spedizione. Tuttavia, il primo italiano ad essere sbarcato in Australia è stato Mario Sega, un marinaio di Genova arrivato a bordo della nave olandese Eendracht nel 1616. La nave è attraccata nella Shark Bay, in Western Australia, luogo in cui Sega ha deciso di fuggire con una donna originaria del luogo. I successivi visitatori italiani in Australia sono stati Giacomo Matra e Antonio Ponto, i quali facevano parte dell’equipaggio dell’Endeavour, la nave capitanata da James Cook durante il viaggio che l’ha portato alla scoperta del continente australiano nel 1770. Nei primi periodi di colonizzazione dell’Australia sono inoltre arrivati numerosi coloni e detenuti dell’Italia, tra i quali diversi marinai siciliani imprigionati dagli inglesi.

Nel 1843, tre preti italiani sono stati portati a Sydney da John Polding, il primo prete di religione cattolica ad essere arrivato in Australia. In seguito essi sono stati raggiunti da un cospicuo numero di altri sacerdoti, suore e missionari in supporto della propaganda cattolica messa in atto dagli irlandesi in numerose parti dell’Australia.

A causa della corsa all’oro cominciata nel 1850, il numero di italiani in Australia è aumentato esponenzialmente. Un italiano di spicco di quel periodo è stato senz’altro Raffaello Carboni, un minatore che ha organizzato la rivolta denominata The Eureka Stockade. Successivamente, nel 1855, un’imbarcazione proveniente dalla Sardegna, la Goffredo Mameli, ha portato un ulteriore fetta di immigrati e nel 1881, 317 italiani sono stati accettati in Australia come rifugiati dopo il tentativo, conclusosi in un fallimento, di colonizzare un’isola al largo della Nuova Guinea. Questi ultimi si sono stabiliti vicino a Lismore, nel quartiere che oggi è conosciuto come New Italy.

Per la fine del secolo l’Australia ha visto dottori, artisti, musicisti, preti, ingegneri, scienziati, uomini d’affari ed intellettuali provenienti dall’Italia, dei quali moltissimi hanno dato un contributo notevole alla vita coloniale. Tra di loro possiamo citare il dottor Tommaso Fiaschi il quale, dopo essere approdato a Sydney nel 1875 e dopo aver costruito un studio medico a Windsor, ha avuto una carriera significativa sia in campo medico che in campo militare che gli sono valse il Distinguished Service Order al coraggio e all’attaccamento al dovere; Pietro Baracchi, che è diventato l’astronomo del governo nonché il presidente della Royal Society of Victoria; Joseph Bosito, un farmacista pioniere nel campo dell’utilizzo dei prodotti a base di olio di eucalipto diventato sindaco di Richmond e membro della Victorian Legislative Assembly; Ettore Checchi, un ingegnere civile che ha lavorato a stretto contatto con il Public Works Department; Carlo Catani, un altro ingegnere civile che ha contribuito a supervisionare moltissimi progetti di sviluppo della città di Melbourne e Pietro Checchi e Alberto Zelman, due musicisti di spicco.

Per il 1891 erano presenti 3912 italiani in Australia, dei quali la maggior parte era di sesso maschile. Nel corso di quegli anni, tuttavia, gli italiani hanno continuato ad arrivare nel paese sancendo la nascita delle prime comunità compatte.

Ma la migrazione italiana non si ferma qui, anzi, aumenta notevolmente dopo la nascita della Federazione Australiana nel 1901. Questo avviene parzialmente grazie alla messa in atto dell’Immigration Restriction Act (conosciuto anche come la politica della “Australia Bianca”), il quale ha reso possibile l’inserimento di migranti italiani in Australia ai fini di rimpiazzare la manodopera carente. Al tempo del primo censimento ufficiale del Commonwealth, avvenuto nello stesso anno, la popolazione di italiani in Australia ammontava a 5678, e per il 1911 essa è arrivata a contare 6719 persone.

A seguito dei disordini causati dalla Prima Guerra Mondiale, sono nate le prime linee marittime di trasporto passeggeri verso l’Australia. La maggior parte delle persone ad imbarcarsi erano uomini i quali hanno trovato lavoro nel settore agricolo una volta sbarcati in down under. Oltre a quello agricolo, altri settori in crescita riguardavano l’industria dello zucchero che ha attirato moltissimi lavoratori nel Queensland, quella delle costruzioni stanziata principalmente nel Victoria e quelle minerarie e legate alla pesca nel Western Australia. Inoltre, sparsi per tutto il Paese sono sorti i primi piccoli negozi gestiti da italiani, per la maggior parte parliamo di fruttivendoli e caffè i quali si sono rivelati, con il tempo, di estremo impatto per la cultura e la vita australiane.

Sfortunatamente, durante il periodo della Seconda Guerra Mondiale, gli italiani in Australia sono stati considerati come nemici, inclusi quelli nati nel Paese ma con parenti italiani. I primi ad essere stati considerati come prigionieri di guerra sono stati i marinai e i passeggeri delle navi italiane ancorate nei porti australiani o in procinto di attraversare le acque oltre il confine e nel 1942 erano ben 3631 gli italiani in Australia ad essere stati internati. La segregazione finisce nel 1942 quando, dopo la firma dell’armistizio con gli Alleati, l’Italia ha deciso di schierarsi contro la Germania Nazista.

Tra il 1947 e il 1976 l’insicurezza a livello sociale, politico ed economico presente in Italia causata da un governo apparentemente incapace di reagire, ha spinto circa 360.000 italiani ad emigrare in Australia, dove vi era una disperata carenza di manodopera oltre alla speranza che una sostanziale crescita della popolazione potesse essere la chiave necessaria ad un futuro prospero per il Paese. La maggior parte di questi nuovi arrivi si sono concentrate nelle città di Melbourne, Sydney ed Adelaide, le quali hanno visto un cambio drastico da zone prettamente agricole a zone industriali. A causa di questo molti uomini hanno trovato lavoro nell’industria pesante, nei lavori di fatica, nel settore delle costruzioni e come artigiani (un esempio sono state la diga di Warragamba e lo Snowy Mountains Scheme), mentre le donne lavoravano maggiormente nell’industria leggera, nei negozi e nei caffè quando non decidevano di aprire da loro stesse una piccola attività.

Anche se agli inizi l’Australia non forniva una quantità sufficiente di servizi per i coloni, la maggior parte delle migrazioni avvenute verso il Paese sono state quelle denominate “a catena”, cioè quando gente proveniente dall’Italia ha deciso di ricongiungersi con i parenti che erano già migrati down under, i quali erano in grado di fornire loro assistenza. Per questo motivo la gente che proveniva dallo stesso villaggio o regione decideva di stabilirsi in una determinata zona, cosa che ha aiutato non poco a mantenere il retaggio culturale nel tempo.

Al giorno d’oggi gli italo-australiani celebrano la loro discendenza attraverso feste che si tengono in tutta l’Australia. I più conosciuti sono sicuramente il Lygon Street Festival che si tiene a Carlton (Melbourne) e l’Australian Italian Festival (il cui motto è Mangiamo, Beviamo e Cantiamo) che si tiene ad Ingham, nel Nord del Queensland, città che è popolata per il 60% da italiani o da persone con discendenti di origine italiana. Solo più recentemente è nato anche il festival La Campana che ha luogo a Queanbeyan, nel New South Wales.
Oltre a questi eventi tipicamente folkloristici, gli italiani in Australia amano anche celebrare i santi patroni delle rispettive città o regioni di provenienza. Pensa che soltanto in South Australia vengono onorati ben quaranta santi all’anno.

Tirando le somme possiamo dire che gli australiani di origine italiana hanno dato un contributo significativo a quella che è la vita culturale, sociale ed economica dell’Australia che tutti noi conosciamo. Oggi gli italo-australiani sono uomini di successo in svariati campi come il giornalismo, la politica, lo sport, le belle arti e nell’ambito giudiziario oltre ad avere un’influenza non da poco sulla crescita e lo sviluppo del settore delle costruzioni, del settore alimentare e vinicolo, del settore legato alla pesca e dell’industria turistica.

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Gruppo di migranti italiani in partenza per l’Australia sull’MV Toscana

La distribuzione geografica degli italiani in Australia

Come avrai avuto modo di capire leggendo il precedente paragrafo, il flusso migratorio degli italiani verso l’Australia è cessato nel corso degli anni ’70. Al momento la comunità di italo-australiani presente in Australia è numericamente stabile e ben stanziata. Il censimento australiano del 1971 indicava più di 289.000 persone nate in Italia presenti nel Paese, numero che è sceso a quota 254.000 nel 1991. Questi dati indicano che mano a mano che gli italiani in Australia andavano ad invecchiare e morire non venivano rimpiazzati da nuovi migranti.

Tuttavia, gli italiani rappresentano ancora una grossa fetta della popolazione australiana, per la precisione il 5%, cioè più del 10% del totale rappresentato dai residenti nati oltre oceano, e alcuni studi scientifici li stimano circa a quota un milione considerando anche gli italiani di seconda e terza generazione con almeno un parente nato in Italia. Nonostante ciò, la percentuale è destinata a scendere con il tempo, a causa della grande migrazione verso l’Australia dai paesi asiatici.

Gli italiani in Australia sono concentrati principalmente nelle aree urbane ed entro specifici sobborghi. Nello specifico parliamo di Melbourne (a quota 73.799 italiani), Sydney (44.562), Adelaide (20.877) e Perth (18.815). A differenza di altri gruppi etnici, il numero di italiani residenti a Brisbane è piuttosto basso, con l’eccezione di una notevole presenza di essi nel Nord del Queensland. Questa circostanza è il frutto della conseguenza dei percorsi di migrazione seguiti dagli italiani nei momenti iniziali della loro presenza nel territorio durante le decadi del 1910, 1920 e 1930, cioè quando si è verificato il boom nell’industria dello zucchero e la possibilità di avere guadagni facili e veloci ha attratto numerosi migranti nelle campagne.

Al contrario, per quanto riguarda le città australiane, la zona di provenienza degli immigrati è stato un fattore significativo nella creazione degli insediamenti composti principalmente da italiani. Alcune delle maggiori concentrazioni di italiani in Australia sono presenti nei sobborghi di Carlton, la Little Italy di Melbourne, e a Leichhardt, il suo equivalente a Sydney, le quali sono nate dall’unione di diversi gruppi provenienti da aree geografiche italiane ben circoscritte. Per esempio, gli emigrati dalle isole Eolie e dalla provincia di Vicenza hanno formato la comunità di italiani presente a Leichhardt, mentre gli emigrati dalla provincia di Ragusa rappresentano una grossa fetta della popolazione di Brunswick.
Sebbene su scala minore, ma seguendo gli stessi schemi, sono nate anche altre grandi comunità italiane ad Adelaide, a Perth e in altre cittadine del Victoria, del New South Wales e del Queensland.

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Un vecchio cartello su Lygon Street. Sapevi che l’abilità degli italiani in Australia con la lingua inglese è stata valutata da una statistica come molto buona per il 28%, buona per il 32%, e non sufficiente per il 21%?

I tre posti in Australia che ti faranno sentire a casa

Lygon Street, Carlton, Victoria

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Veduta di Lygon Street

Quanto si è tenuto il World Pizza Championship a Parma, nel 2014, nessuno avrebbe mai immaginato che il premio per la miglior pizza margherita del mondo sarebbe andato allo chef australiano Johnny Di Francesco, titolare della pizzeria 400 Gradi su Lygon Street, a Carlton. La pizza vincente di Francesco, la quale ha battuto più di 600 concorrenti provenienti da 35 Stati, è un chiaro segno della forte presenza della cultura italiana sul territorio australiano dopo la grande migrazione degli anni ‘50.

“Ho cugini italiani che sono emigrati verso l’America ed il Brasile e credo che gli italo-australiani, specialmente qui a Melbourne, sono quelli che sono rimasti più attaccati alla cultura italiana”, dice Angelo Pricoli, il regista del documentario Lygon Street: si parla italiano. Il film, che è stato presente ai festival del cinema internazionale di Italia e Canada, è incentrato sulla Little Italy più famosa d’Australia e sulla sua influenza sulla cultura locale.
“Lygon Street è diventata molto velocemente un posto di ritrovo per gli italiani in Australia. Per loro c’è un innato bisogno di sentirsi a casa, motivo per cui hanno cominciato a nascere i primi ristoranti, bar e parrucchieri gestiti da italiani” spiega Pricoli e continua con un simpatico aneddoto “Quando è stata installata la prima macchina del caffè su Lygon Street per la gioia degli italiani negli anni ’50, molti australiani la guardavano come se fosse un reattore nucleare”.

Al giorno d’oggi, Lygon Street freme ancora con i suoni e gli odori dell’Italia. “È senza dubbio il quartier generale degli italiani in Australia”, dice Giancarlo Caprioli, proprietario dell’University Cafè, il più vecchio bar della zona. “La gente adora venire a prendersi il caffè mattutino, farsi una chiacchierata sui bei tempi andati e godersi qualche piatto tipico italiano”.

Norton Street, Leichhardt, Sydney, New South Wales (NSW)

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L’Italian Forum di Norton Street

Ogni ottobre, circa 125.000 persone convergono sulla Little Italy di Sydney per celebrare la Norton Street Italian Festa. Considerato il più grande evento che coinvolge una comunità intera in tutta l’Australia, la festa trabocca di stalle che offrono prodotti tipici italiani, dimostrazioni culinarie sia da parte di affermati professionisti italiani che dalle nonne del luogo nonché della mostra più grande di tutta Sydney di auto d’epoca italiane.

Per tutto il resto dell’anno, Norton Street mantiene il suo sapore tutto italiano attraverso l’Italian Forum, una piazza di ben 12.000 metri quadrati. Costruita seguendo l’architettura e lo stile di una tradizionale piazza italiana e con una grandissima fontana al suo centro, il Forum è casa di numerosi ristoranti e bar, una libreria e negozi d’abbigliamento tutti italiani. Nonostante questo, però il supporto più grande alla cultura italiana presente su Norton Street non arriva nella forma di sagre o negozi.

Stabilito nel 1960, il Co.As.It (Comitato Assistenza Italiani) continua ad esercitare un ruolo cruciale nell’insegnamento della lingua italiana e nel mantenimento della nostra cultura, provvedendo servizi comunitari agli italiani del luogo. “Nonostante non andiamo più ad incontrare i migranti italiani ai porti con i cestini di benvenuto, continuiamo ad essere importanti, soprattutto quando si parla dei servizi rivolti alle persone anziane nate in Italia ed emigrate in Australia”, dice Thomas Comporeale, direttore generale di Co.As.It. “Nonostante solitamente la tradizionale famiglia italiana tenda a prendersi cura dei parenti più anziani, questo diventa inevitabilmente difficile in un posto enorme come Sydney, soprattutto se magari i loro figli si sono spostati nelle zone periferiche”.

Nonostante questo trend, tuttavia, Comporeale crede fermamente che Norton Street si meriti ancora l’appellativo di Little Italy di Sydney. “Rimane in ogni caso la casa simbolica della comunità italiana. La nostalgia associata al luogo porta qui spesso e volentieri gli italiani, anche solo per un caffè, per acquistare un prodotto locale o semplicemente per riconnettersi con il loro passato”.

Fremantle, Perth, Western Australia

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Il Fishermans’ Memorial di Fremantle

La Little Italy di Fremantle è nata grazie al cospicuo numero di immigrati italiani arrivati dalle regioni costiere di Molfetta, in Puglia, e di Capo D’Orlando, in Sicilia. Arrivando da comunità di pescatori, i migranti italiani sono riconosciuti universalmente per essere stati i pionieri dell’industria della pesca regionale, valutata oggi milioni di dollari. “Il loro contributo è stato talmente importante che nel 2005 è stata eretta in loro onore una statua di bronzo nel porto di Fremantle chiamata Fisherman’s Memorial”, dice John Alberti, vicepresidente dell’Italian Club Fremantle.

Il momento in cui è più evidente il contributo dato alla pesca locale dagli italiani, è durante la tradizione annuale del Blessing of the Fleet. Dalla sua introduzione nel 1948, l’evento prevede anche la processione di due statue della Vergine Maria, delle quali una è stata donata proprio dalla cittadina di Capo d’Orlando.
In questa cerimonia le statue vengono messe a bordo di barche destinate alla pesca che fanno un giro del porto mentre l’arcivescovo recita una benedizione per un anno proficuo in termini di raccolto e per il ritorno sicuro dei pescatori che si avventurano nelle acque pericolose. Svolgendosi da ben 67 anni, questa antica tradizione cattolica attrae numerosi visitatori sulle spiagge di Fremantle oltre ad aver guadagnato il plauso addirittura del Primo Ministro australiano.

Nonostante questo, però, la Little Italy di Fremantle è conosciuta non soltanto per la sua influenza nel settore della pesca. Nel centro della città è infatti presente la Cappuccino Strip, famosissima per il suo caffè eccellente, aree per pranzare all’aperto e un luogo in cui gli italiani si incontrano a scambiare quattro chiacchere. “I tempi sono decisamente cambiati”, dice Alberti, “ma si può sempre gustare un ottimo ed autentico pasto italiano nei ristoranti del luogo”.

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